Approndimento: Una centenaria Giovane: la Croce Verde

Spread the love

UNA CENTENARIA…GIOVANE: LA “CROCE VERDE”

Millenovecentodue

Da poco si sono spenti i fuochi artifiali che avevano festeggiato il nuovo secolo; si sentiva ancora l’eco delle brillanti note del “Balletto Excelsior” celebrante la vittoria della luce sulle tenebre.

E Macerata si sentiva a suo perfetto agio in un ambiente “in evoluzione”. Nel 1886 aveva avuto la sua ferrovia; nel 1889 il suo acquedotto; nel 1893 aveva l’energia elettrica.

Anche nel campo sanitario da almeno mezzo secolo aveva visto sistemare un decoroso ospedale civico sulla piazza del mercato; nel 1871era stato sistemato, in una situazione da tutti elogiata grazie agli interventi del famoso Morselli, lo psichiatrico.

Continuava, però, a rilevarsi un’ombra: il trasporto di malati gravi od infortunati all’ospedale.

A questi trasporti dovevano provvedere – un pò alla meglio – i famigliari dei colpiti dal male o, addirittura, dovevano arrangiarsi gli astanti ad un incidente.

Ci si doveva affidare alla buona volontà ed all’accortezza dei singoli, anche se sprovveduti, soccoritori.

Di questa situazione si erano resi conto pochi cittadini che avevano dovuto provvedere al trasferimento dei colpiti dal colera dall’interno della città fino alla villa Mornatti (ora Gardelli) nella contrada Santa Maria delle Vergini.

Nei primi giorni del 1902 diversi volenterosi, a cognizione di tali esperienze, si riunirono in una Associazione che – imitando non pochi gruppi già esistenti in Italia – si intitolò la “Croce Verde“. Il 20 febbraio 1902 nacque ufficialmente la Croce Verde di Macerata.

Alla guida c’era un appassionato maceratese: Vittorio Morresi mentre animatore fervente fu un giovanissimo sarto: Nicola Manardi (nel secondo dopo-guerra sarà assessore comunale).

Immediatamente ci si preoccupò di avere sia una sede che una qualche attrezzatura indispensabile.

Il Manardi interessò – ovviamente – l’Amministrazione Comunale che nei primi giorni di marzo 1902, stabilì di assegnare, come sede, alla Associazione i locali attigui all’ingresso principale del Teatro Lauro Rossi.

Quale sede di una specie di “pronto soccorso” fu concessa una sala che, in antecedenza, era utilizzata come primo luogo di isolamento dei contagiosi nell'”ex Convento del Corpus Domini”. Si riporta qui, virgolettato, il testo della lettera poiché, in quegli anni, il monastero delle Domenicane era stato ufficialmente soppresso.

Il Comune cedette, anche, in uso una lettiga per il trasferimento di degenti affetti da contagi.

Un qualche disagio arrecò l’organizzazione della Exposizione marchigiana del 1905 che determinò il trasferimento della sede nei locali “dell’ex Prefettura” (ex accademia di Belle Arti in via Berardi).

Poi si tornò alla sede originaria ove si svolsero, periodicamente, le elezioni del presidente, Vicepresidente, segretario nelle persone – costantemente – del Dott. Adolfo Benignetti che faceva parte della Commissione Provinciale di sanità; Vicepresidente era il Dott. Riccardo Lorenzini inventore di una “vitaminia” omonima (vitamina Lorenzini in Treccani). Segretario era Narsete Zanconi, il piccolo industriale di una fabbrica di biciclette.

Nel 1909 il Lorenzini propose di istituire – d’intesa con le relative Società Operaie – sezioni della Associazione Croce Verde Macerata a Sforzacosta e Villapotenza.

Infatti la “Croce Verde” contava soci come il primo attore Umberto Palmarini che offrì la sua opera per serate a beneficio del sodalizio, il futuro Comm. Guido-Ghino Vitali; l’industriale Vincenzo Perogio ecc…

In quell’anno furono aggregati anche i pompieri volontari.

Benemeriti furono proclamati Biagio Micozzi-Ferri che aveva impiantato fabbriche di ghiaccio, segherie, falegnamerie ed aveva incrementato la produzione di energia elettrica ed aveva impiantato bagni pubblici e cinematografi stabili.

Fra gli insigni contribuenti fu annoverato il Conte Adolfo Conti, fondatore della società ippica marchigiana.

Forse ad un suo intervento si dovette il progetto di acquistare una lettiga a trazione ippica date le distanze da percorrere dalle frazioni.

Con una “sezione staccata” fondata a Tripoli dal socio Pietro Rosa la “Croce Verde” dette il suo contributo alla guerra libica del 1911-12.

Per il finanziamento delle attività si pensò anche ad una serie di spettacoli avvalendosi anche della Società ginnastica “Virtus”, del funambolo Stroshneider, del cinematografo “Terme” collaborando anche con la società “Cittadella” che, nel 1911, importò il folkloristico “Albero di Natale”.

Il numero dei soci – divisi fra “assistenti” (operatori effettivi) e “contribuenti” (ovvero offerenti mezzi e denaro), aumentò notevolmente anche in fatto di qualità. Ecco, vediamo il poeta dialettale Mario Affede; il fondatore del Consorzio Agrario Marcello Romano; il Conte Umberto Romani-Adami; il giornalista Serafino Mazzolini (futuro console italiano in Palestina). Si inviarono anche circolari ai parroci affinché caldeggiassero le iscrizioni.

Dato l’aumento degli iscritti si poté provvedere all’acquisto di una lettiga a trazione equina mentre due, manuali, ancora resistevano.

Il vulcanico socio Bigiani propose, addirittura, l’acquisto di una autolettiga (un “18 BL”). Ci si limitò all’acquisto della lettiga-biga dalle officine dello Zanconi la cui guida fu affidata al vetturino Armando Caproni discendente del mitico “Tagliavento”.

Correva l’anno 1914. Si sentivano rumori di guerra. Si iscrissero, allora, non poche ragazze. Alla futura medaglia d’oro Eugenio Nicolai si aggiunsero allora, due sacerdoti: Don Osvaldo Pediconi ed il canonico teologo Ubaldo Gorgolini, notevolissimo polemista. Offrirono i loro servigi i giovani esploratori.

Poi, nel 1915, dopo lo scoppio del conflitto, fu istituito un “Pronto soccorso” alla stazione.

Purtroppo la guerra vide ridotti i soci, specie gli “assistenti” ormai sotto le armi sicché si stabilì di accettare anche le richieste di aggregazione da parte di ultrasessantenni.

Si registrarono, allora, anche le iscrizioni del Prefetto Bertagnoni e Signora, del generale Pampinomi, dell’Avv. Sebastiani e del Prof. Salvatore Giarrizzo, scultore di diverse opere in città ed insegnante della Scuola d’Arte.

I tristi fatti del 1917 suscitarono le iscrizioni del Colonnello Camillo Ferrajoli, del Conte Goffredo Tommassini-Barbarossa, del Prof. Giuseppe Rossi – autore delle chiese dell’Immacolata, del S. Cuore, dell’Aula magna dell’Università, della cappella del Sacramento del Duomo; del Prof. Elia Bonci, delicatissimo pittore; del On Avv. Lamberto Antolisei e dei sacerdoti Amadio Mariani, accademico arcade, Don Aristide Giustozzi, Priore di S.M. della Porta, di Don Vincenzo Buldorini (don Vingé de li terremoti) e, finalmente, anche del Vescovo diocesano Mons. Romolo Molari, dell’Avv. Carlo Magnalbò (futuro Podestà di Macerata), del musicista Oreste Ales, ex direttore delle bande locali.

Maggior lavoro dettero i treni-ospedale che affluirono alla nostra stazione. Alla sistemazione provvidero i nostri “assistenti” ed i militi della locale Croce Rossa nonché i volontari della “Mobilitazione civile” in una generosissima battaglia di solidarietà, nonostante la povertà dei mezzi a loro disposizione.

Correva l’anno 1918 quando il Luogotenente Tommaso di Savoia emanò l’importantissimo decreto con cui, il 16 giugno, la nostra “Croce Verde” fu dichiarata Ente morale con i privilegi e gli oneri relativi. Conseguentemente si riformò il primitivo Statuto-regolamento.




Se il lavoro relativo alla sistemazione dei feriti recati qui dai treni-ospedale andava scemando, alla fine dell’anno e nei primi mesi del seguente tutta la nostra organizzazione dovette provvedere al trasporto in “Lazzaretto”, allora sistemato nei locali recentemente edificati in zona “Santa Lucia”.
Quasi a premiare questa attività, il Comune concesse al sodalizio i locali – che, poi, per anni furono occupati – sotto il “Foro annonario” in via Don Minzoni (allora Via Carlo Alberto).
In questi locali, nel 1922, fu festeggiato il ventesimo anno di vita dell’Associazione.
In quella occasione il Dott. Lorenzini, socio fondatore, pubblicò un volumetto di “Pronto soccorso” che i Dottori Benignetti e Perugini vollero donare ai frequentanti la “Scuola samaritana” da loro organizzata. Fu, allora, acquistata una modernissima lettiga dalla Ditta Mariani e Cacciaguerra.
Al consenso popolare – entusiastico fin dai primordi – si stava aggiungendo quello della classe media. Ai medici Benignetti e Lorenzini si aggiunsero i liberi professionisti ed anche artisti (Prof. Giuseppe Felici architetto della nuova Chiesa dei salesiani e distinto scultore), rappresentanti del foro: Avv. Angelo Berardi, On. Avv. Lamberto Antolisei, titolati come la Marchesa Gironda e Marchesa Lazzarini, Marchese Ciccolini.
A costoro si aggiunsero non pochi ecclesiastici come Don Raniero Calamante, figura caratteristica dell’epoca; Don Torello Simonelli, diffusore della stampa cattolica; Don Gino Mastrocola, ex avvocato, poi canonico del Duomo e futuro influente membro dei Domenicani presso la Curia romana.

Tale era la sicurezza in cui l’Ente operava che, nel 1928, si ebbe l’autorità di espellere oltre sessanta soci “assistenti” poco attivi.
Nel 1927 deliberandosi la vendita di una lettiga ormai inservibile si cominciò a riprendere l’idea di acquistare una “autolettiga”. Il progetto fu realizzato nel 1929 quando si arrivò all’acquisto di una “Fiat 509” per lire 15.000, più lire novemila per la strutturazione del mezzo ad autolettiga. Il nuovo mezzo – alla cui guida fu posto il popolare “Mistrà” – ebbe una brillante, anche se faticosa, carriera per oltre un ventennio affrontando, già, il servizio in occasione della rovinosa valanga di Bolognola, trasportando soccoritori e soccorsi negli ospedali della zona.
L’acquisto fu consentito dal consistente “legato” che il Dott. Francesco Sagrini aveva conferito all’Ente nel 1928 (Lire ventimila). In quel periodo si stava sensibilizzando la società maceratese sul problema della endemica (o quasi) tubercolosi. E il Sagrini fondò, allora, il “Dispensario profilattico”, agli inizi della “corta di Villapotenza”. La nostra “Croce Verde” , elargendo un sussidio di cinquecento lire per gli affetti da TBC, costituì due posti per figli di soci nella colonia eliopatica di Porto Civitanova.
Ed ancora nuovi soci “contribuenti” uniti agli “assistenti” (effettiva manodopera benemerita) si ebbero fra la classe medica (il Dott. Marchetti della clinica omonima) e tra il clero: il cappellano militare Don Ettore Dodi (il prete bello dell’epoca) ed il parroco dell’Immacolata Don Luigi Svampa.
A costoro si aggiunsero Mons. Formiconi, Parroco del duomo, i Conti Buonaccorsi ed il cameriere del Vescovo.
Era, quella, l’epoca in cui si cominciavano a sentire i rumori di guerra, e la nostra “Croce Verde” dovette aderire al “Prestito Nazionale“. In compenso, però, si ebbe modo di acquistare, dal Conte Pieralberto Conti, una “Fiat 521” (auto allora di lusso) che trasformata in ambulanza, quasi automezzo principale nei confronti della un pò maltrattata e gloriosa “509”, che resisteva ancora.
I soci, specie gli “assistenti”, parteciparono alla guerra d’Etiopia sperando fosse l’ultima. Ma invano. C’erano gli avvenimenti di Spagna poco promettenti ed, in fine, lo speranzoso “accordo di Monaco“. Ma, appunto allora, i nostri soci “contribuenti” ed “assistenti” dovettero issarsi – a rotazione – sulla cima della torre in piazza partecipando all’opera dell'”Unione Nazionale protezione antiaerea”.
Era, quello, il prologo di una serie di tragici avvenimenti: bombardamenti, deportazioni, rapine, lutti. La guerra.
E la Croce Verde vi partecipò con i suoi associati, con i loro familiari, con le vittime di guerra.
I pochi rimasti in città corsero in aiuto dei bombardati, dei fuggiaschi, dei senza casa.
Ed anche i mezzi soffrirono. La “521”, vanto dell’Associazione, venne requisita. La povera “509” rimase danneggiata.
La ricostruzione risultò faticosa e solamente nel 1946 fu acquistata la “1100/L” con l’immediata sottoscrizione cittadina, cui partecipò la benemerita cassa di risparmio.
Tornata un pò di calma il cinquantennio di vita si chiuse con la incondizionata collaborazione che i nostri offriorno ai fondatori della Sezione maceratese dell’Avis.
E le celebrazioni non potevano avere migliore conclusione.
Ora siamo entrati nel regno della cronaca, che ormai tutti conosciamo come la nascita del Gruppo di Protezione civile “Macerata Soccorso” nel quali i primi volontari sono stati i volontari della Croce Verde, la nascita della MPA (Marche Pubbliche Assistenze) nella quale la nostra Associazione ha partecipato alla sua fondazione…).
Siamo nel regno della cronaca dicevamo, perché, essendo “testimoni e partecipi” di ogni iniziativa della nostra “Croce Verde” ancora la manteniamo giovane e attiva.

Croce Verde Macerata – Volontari non per caso



La sede della Croce Verde di Macerata si trova in Viale Indipendenza 12.
Provenendo da Piazza della Vittoria (la piazza con il Monumento dei Caduti) percorrere viale martiri della Libertà e Viale Indipendenza (200 metri dopo la Chiesa di Santa Croce a sinistra).